Messaggio del Presidente

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Updated: aprile 7, 2014
messaggio presidente

Il primo comma dell’articolo 33 della Costituzione italiana recita:”L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.
Il termine italiano “insegnare” deriva dal verbo latino “insignare”.
Si trattava di un composto di “in” e “signare”, ovvero segnare, tracciare dei segni, delle indicazioni, con riferimento, nel linguaggio della scuola, all’istruzione di chi imparava; quasi mettere dei contrassegni nella mente delle giovani generazioni.
Nel latino classico il verbo “docere” significava insegnare, mentre per imparare si usava discere da cui la nostra parola dotta discente per allievo, scolaro.
L’insegnamento può riferirsi anche a conoscenze che non necessariamente sono collegate all’ambiente scolastico.
Infatti, tanti sono gli ambiti in cui l’arte dell’insegnamento può trovare luogo di applicazione, per esempio nel trasmettere un mestiere, una disciplina, uno strumento musicale, uno sport.
Spesso si sente dire che per quanto si possa essere preparati o talentuosi in qualcosa, non sempre, o quasi mai, il talento o la preparazione riescono a fare da insegnanti. Così vediamo grandi filosofi incapaci di esporre il proprio pensiero, egregi studiosi inabili nell’atto di illustrare un determinato procedimento, atleti da mondiali non all’altezza di trasmettere passione e tecnica, musicisti di successo incapaci di far comprendere l’anima di un dato strumento musicale, etoile di danza che non riescono a travisare le loro conoscenze nei loro allievi.
Insegnare e’ un lavoro del cuore.
Tornando all’articolo 33 della Costituzione italiana, si evince quindi che il docente gode di libertà didattica, quindi la scelta della metodologia specifica per realizzare gli obiettivi dell’insegnamento e’ lasciato alla libertà dei docenti, quindi alla loro “personale ricerca didattica”.
Aristotele diceva:”la conoscenza nasce dalla meraviglia”.
Al di sopra della competenza tecnica o della conoscenza scientifica “ciò che maggiormente lascia un’impronta nello sportivo e’ l’entusiasmo, la comprensione e l’empatia”.
Comprendere le differenze tra una mente è un’altra, tra un carattere e un altro, tra un soggetto più preparato e uno meno.
Le chiavi del successo sono: la didattica, la passione, la motivazione e l’autostima.
L’A.S.D. Fair Play Calcio vuole prodromicamente partire proprio da queste basi, e non ultimo sottolineare l’importanza dello sport nella vita quotidiana che potremmo sintetizzare con la nota frase di Pierre de Coubertin:”Le sport va chercher la peur pour la dominer, la fatigue pour en triompher, la difficulte’ pour la vaincre” (Lo sport va alla ricerca della paura per dominarla, la fatica per trionfare, la difficoltà per vincerla).

Come anzidetto, l’importanza dello sport nella vita quotidiana dell’uomo moderno e’ sotto gli occhi di tutti. Basti pensare a quanti sono coloro i quali lo praticano, lo organizzano, lo dirigono e lo seguono.
Le chiacchiere da “Bar dello Sport” sono un esempio significativo della sua invasione nel quotidiano.
Lo sport moderno e’ sempre più orientato al risultato e allo spettacolo, raccoglie milioni di praticanti e folle innumerevoli di appassionati, tanti interessi finanziari. Ma è altrettanto importante parlare di educazione fisica e di sport di massa, concetti che meglio ci riportano allo sport “quotidiano”.
Queste due interpretazioni dello sport (competitivo e di massa) dovrebbero essere complementari ed armoniosamente coordinate tra loro, ma in realtà, lo sport di alto livello (quello dei campioni), conserva una netta priorità nelle preoccupazioni dei governi e delle popolazioni.
Tuttavia, per la maggior parte degli educatori ed anche per un numero crescente di dirigenti sportivi, la grande impresa umana e sociale da realizzare si pone nel campo della scuola e dello sport per tutti.
Infatti, se lo sport può avere virtù educative, se la sua pratica costituisce, anche oggi, una necessità biologica e psichicaper l’equilibrio della vita, occorre che sia messo alla portata di tutti e non soltanto di un’infima minoranza di individui specificatamente dotati. Alcuni considerano che il campione e’ indispensabile per trascinare la massa alla pratica degli esercizi sportivi, che è la chiave per giungere all’educazione delle masse, altri dubitano del valore d’esempio del campione (P.Seurin).
Per non opporre gli uni agli altri (i giochi agli sport di competizione, le attività all’aria aperta agli esercizi di mantenimento della condizione fisica), e’ stato coniato il termine “sport per tutti”.
Con tale termine si racchiudono tutte le forme di sport perché “lo sport può avere significato diverso, per persone diverse o anche per la stessa persona in momenti diversi della sua vita”, pur riconoscendo una sostanziale diversità tra sport-gioco e sport di competizione-selettiva.
Le motivazioni che spingono all’attività sportiva sono appena accennate, indubbiamente sono molte, e quella competitiva rimane la principale. Col tempo però, e soprattutto negli ultimi anni a causa del malsano stile di vita del mondo industrializzato, riguardano più da vicino la nostra salute, in quanto è ormai constatato che l’attività fisica e’ utile nella prevenzione delle malattie.
Indagini svolte in numerosi paesi (Svezia, Finlandia, Norvegia, Stati Uniti, Francia, etc.) hanno messo in evidenza le motivazioni più frequenti che spingono ad attività fisiche:
- mantenimento e perfezionamento dello stato di salute (bisogno di attività fisica in un mondo che condanna alla vita sedentaria);
- necessità di distrazione, di distensione e di riposo nervoso, evasione provvisoria dalle preoccupazioni e dalle tensioni della vita quotidiana;
- opportunità di comunicazione con gli altri, in un mondo nel quale l’individuo è sempre più isolato tra la gente;
- un ritorno alla natura in un mondo industrializzato, dalla vita artificiale e nel quale la vita urbana domina sempre più su quella in campagna;
- affermazione e sperimentazione di se stesso, scoperta del proprio corpo e delle sue possibilità;
- preoccupazioni estetiche;
- amore del gioco competitivo (ma questo fattore interviene poco frequentemente).
Quello che emerge e’ che i fini dello sport sono essenzialmente tre: AGONISTICI, EDUCATIVI e RICREATIVI.
E’ chiaro come lo spirito agonistico sia la molla che spinge: l’applicazione intensiva, nello sport competitivo, esige uno stato organico ottimo, un equilibrio psichico accettabile, una buona padronanza motoria.
Queste sono le condizioni ideali che si richiedono a chi ha voglia di praticare lo sport agonistico e tentare una performance.
I fini educativi riguardano innanzitutto il corpo “educato” all’esercizio fisico, con la possibilità da parte nostra di padroneggiarlo meglio (ricordiamo l’esempio di Sparta).
Ma lo sport agisce anche sul’autocontrollo, esalta le energie mentali, contribuendo alla formazione integrale della persona umana.
Esso forgia il carattere, “guidando alle doti morali, migliorando la volontà e la sopportazione della fatica e del dolore, favorendo l’acquisizione del coraggio, la consuetudine alla correttezza, la pratica costante della lealtà, nel sottofondo di apprezzamento esistenziale che si tramuta spesso in vera gioia di vivere”.
Inoltre scongiura l’apparizione di manifestazioni di insoddisfazioni che si rivelano nei giovani, offrendosi come elemento di felicità e contribuendo a creare un tipo d’uomo sano, vigoroso, dinamico, consapevole del suo valore e dei suoi limiti.
Il terzo fine, quello ricreativo, sottolinea invece l’essenza ludica tanto cara a J.Hulzinga “HOMO LUDENS”.
Qualunque sia il motivo che spinga un giovane, una persona, a praticare uno sport, le conseguenze sul piano fisiologico, psicologico e caratteriale sono evidenti.
“L’attività sportiva, cioè, determina degli effetti.”
Sul piano fisico, lo sport aiuta ad essere più belli, agendo in maniera positiva sui muscoli, rendendoli più forti, sulle ossa, favorendone l’accrescimento, ed ovviamente sull’apparato respiratorio.
“Tutte le grandi funzioni organiche risentono dell’esercizio sportivo. Il muscolo accresce la sua tonicita’, la circolazione sanguigna e’ attivata, il cuore e’ grosso , lento e stenico, la capacità respiratoria risulta aumentata, il sistema nervoso si perfeziona.”
L’attività sportiva e’ anche un vero tonogenico della psiche, scaricare l’iperaggressivita’ faticando in un campo di gioco significa spesso ridare equilibrio ad una psiche che subisce stress emozionali continui.
Ma lo sport e’ anche un’occasione stupenda per mettere l’uomo a contatto con l’uomo, per creare un qualche tipo di rapporto sociale.
E’ una pratica che spesso porta a seminare amicizia che poi continuano anche fuori dell’episodio sportivo. Esso cementa i sentimenti, e’ un microcosmo su cui si riflette il macrocosmo della vita societaria.
Lo sport non è un espediente contro l’emergere dei difetti umani (iperaggressivita’, astuzia, abuso della forza, ecc.), ma ha un ruolo positivo, quello di migliorare la personalità.
E’ un mezzo espressivo della cultura di massa, e’ veicolo di eccitazione pubblica, ma anche di incredibile distensione.
Vale la pena ricordare come la vittoria di Bartali al Tour ebbe il potere di risolvere un terribile momento di tensione politica.
“Durante l’estate 1938, nel momento in cui la guerra sì annunziava con i presagi più tristi, i protagonisti della storia, che si chiamavano Hitler, Mussolini, Chamberlain e Daladier non riuscivano a togliere dalla prima pagina dei giornali i protagonisti di una corsa ciclistica promossa a rango di pacifica epopea popolare. Di che si parlava (notava un giornalista) ai primi di agosto, nei piccoli caffè lungo le strade ove, costretti dal sole bruciante, turisti e ciclisti si rifugiavano a bere? Del Tour, naturalmente; la radio commenta l’ultima tappa e, alle sei e mezzo, in tutti i paesi, la popolazione e’ raccolta davanti agli altoparlanti per ascoltare la trasmissione. L’uomo del giorno per le folle francesi, non era ne’ questo, ne’ quel capo di Stato incaricato di difendere la pace del mondo, ne’ l’altro che la metteva in pericolo.
L’uomo del giorno era Gino Bartali, la “locomotiva”, un italiano che stava per vincere il Giro di Francia.”
Nonostante alcuni denigratori, lo sport offre occasioni di interazione e rappresenta la sintesi più felice di due concetti che solo apparentemente sono antitetici: LIBERTÀ e DISCIPLINA.
Tra l’altro, una sana e corretta programmazione e pianificazione dello sport a carattere nazionale, ridurrebbe notevolmente, all’interno delle spese di bilancio di un paese, le cosiddette spese di “compensazione e di “riparazione” (analisi, esami strumentali, medicinali, ecc.).

Il Presidente Dominique Polzella